sabato 22 gennaio 2011

Il Capodanno degli alberi a Pitigliano


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L'unico ricordo che abbiamo in comune  io e la Sig.ra  Elena Servi, Presidente dell'Ass.ne " La Piccola Gerusalemme " a Pitigliano è  che  suo nonno ed  il mio bisnonno  erano amici. Questo non è  un particolare  importante,  mi fa tornare in mente  però, quando  da  bambina passavo ore ad ascoltare il bisnonno che raccontava storie mentre  io  rimanevo con la bocca  rispettosamente semiaperta e 
un' espressione necessariamente  ebete. 
Era un partigiano il mio bis-nonno, un uomo di grande spessore umano e culturale, fornito di un audace spirito ironico.   
Il bisnonno certamente gli Ebrei di Pitigliano li avrà sempre rispettati.
Forse per il ricordo di lui, forse per l' emozione che mi trasmette Elena, io rispondo all'istante se lei mi  chiama e  fissa  un appuntamento per  consegnarmi  il libro di Philippe Haddad   "L'ebraismo spiegato agli amici"
Elena Servi  sta dedicando il suo  tempo per farmi  conoscere e comprendere  l'ebraismo.
Io l' ascolto e lei  mi informa sulla  "Festa del  Capodanno dell’Alberi"   come veniva festeggiato qui a Pitigliano, tanto tempo fa.

Il Capodanno degli Alberi, Rosh Ha-Shanà Lailanot, cade nel mese di gennaio o febbraio del nostro calendario. E' una festa  molto sentita e  antica. 
Il significato profondo della ricorrenza è la  funzione dell'uomo sulla terra,
del rispetto che l'uomo deve alla  la natura e il dovere che ha nell'amministrarne i beni che
la natura stessa  fornisce. 
Una storia ebraica che trascrivo, tratta dal Talmud,  spiega ancora meglio quello che volevo dire:

" Un uomo vide un altro uomo piantare un albero di carrubo e gli chiese:  Quanto dovrai aspettare prima di aver i frutti? . L'uomo rispose  - Credo almeno 70 anni-  Allora, il primo uomo continuò -sei sicuro di poterli mangiare?-. L’altro rispose - Io sono nato ed ho trovato i carrubi, se i miei padri li hanno piantati per me, io li pianto per i miei figli -".

A Pitigliano - mi racconta Elena Servi - noi Ebrei non piantavamo alberi durante la festa, ci limitavamo a festeggiare mangiando molta  frutta fresca o anche secca.
-Il ricordo più forte che ho del Capodanno degli Alberi -  continua Elena- ed  i suoi occhi si stringono quasi  a scomparire,-  è l'odore dei mandarini che mi venivano regalati sempre  avvolti  nella carta bianca e frusciante.
I mandarini erano al tempo molto ricercati, erano preziosi. 
Ricordo quando  in classe con tutti gli altri bambini  entrò il Rabbino per consegnarci  ad uno ad uno i mandarini nella loro carta bianca. .
Era il suo regalo per a noi piccoli studenti Ebrei di Pitigliano. 
-La classe che io frequentavo-  continua  Elena-  si trovava  nel piano superiore della biblioteca del Ghetto di Pitigliano. 
Ormai la Biblioteca e la scuola sono crollate e tu, purtroppo  non puoi vederle.
E' vero, Elena ,  non posso vedere quello che  andato distrutto, ma grazie  alle cose che mi trasmetti  posso raccontare,  per non  dimenticare.